∆, ovvero Alt+J, ed il loro album “An awesome wave” (2012)

, Breezeblocks

An awesome wave è il titolo dell’album di esordio della band inglese , come la maiuscola della quarta lettera dell’alfabeto greco ma pronunciata “Alt-J” (e cioè la combinazione di tasti che, nel mondo Mac, fa ottenere proprio la lettera greca “delta”). Il disco è uscito nel 2012, prima in Europa e poi negli Stati Uniti d’America, per Infectious Records.
Gli nascono ufficialmente come band nel 2007, dal fortunato incontro in ambienti universitari tra Joe Newman (chitarra/voce), Gus Unger-Hamilton (tastiere), Thom Green (batteria) e Gwil Sainsbury (chitarra/basso), che però abbandonerà il gruppo nel 2014 per motivi personali.
In matematica, la lettera “delta” maiuscola viene utilizzata come simbolo per indicare una variazione o una differenza finita tra valori, ma anche un cambiamento macroscopico nel valore di una variabile. Anche nel campo della fisica si usa “delta” per riferirsi ad alcune variazioni. Nell’ambito della geografia, poi, il delta di un fiume viene così denominato proprio perché la forma triangolare della foce ricorda quella della lettera greca maiuscola. E infatti la copertina del disco An awesome wave raffigura il delta del fiume Gange, in una immagine radar multistrato ottenuta da un satellite dell’European Space Agency.

Copertina dell’album An awesome wave (2012)

An awesome wave ha ottenuto diversi riconoscimenti, tra i quali il British Mercury Prize e il BBC Radio 6 Music come miglior album del 2012 e, l’anno successivo, il premio “Album of the year” agli “The Ivor Novello Awards”. I tre singoli “Breezeblocks”, “Something Good” e “Tessellate” sono entrati nella classifica australiana Triple J Hottest 100 (“Breezeblocks” si è posizionato addirittura in terza posizione).

, Taro

PERCHÉ ASCOLTARE QUESTO ALBUM? Perché le sue 14 tracce sono un crescendo di ricerca ed innovazione musicali, in un continuo cambio di stili e generi che però magistralmente si incastrano tra di loro creando così un sound riconoscibilissimo che in un attimo finisce per identificare alla perfezione la band. C’è tanta sperimentazione, anche grazie all’utilizzo costante del sintetizzatore e, più in generale, della prevalenza delle parti strumentali. Ma non mancano le parole, cantate, sussurrate, spesso addirittura parlate, in una atmosfera intima e recondita ma non per questo incomprensibile.
Svariati sono i riferimenti al mondo del cinema e della letteratura. È il caso, ad esempio, della già citata “Breezblocks”, la quale contiene alcuni versi che chiaramente si richiamano al “Nel paese dei mostri selvaggi” (titolo originale: “Where the Wild Things Are”), un albo illustrato per ragazzi, scritto da Maurice Sendak e pubblicato da Harper & Row nel 1963. Il video del brano “Tessellate”, invece, rappresenta il celebre affresco “La scuola di Atene” di Raffaello in una versione post-moderna con personaggi del ventunesimo secolo che prendono vita e che si muovono all’interno dello spazio pittorico. Ma la vera perla dell’album è “Taro”, canzone bellissima dal testo e dalla melodia potenti, che come si evince già dal titolo racconta della storia di Gerta Pohorylle e di Endre Friedmann, che diventeranno durante il secondo conflitto mondiale Gerta Taro e Robert Capa, protagonisti di una delle storie d’amore in tempo di guerra più famose in tutto il mondo della fotografia. La storia di Taro, prima donna fotoreporter caduta in campo di battaglia alla giovane età di 26 anni quando, nel 1937, l’auto sulla quale stava viaggiando venne colpita da una raffica di mitra e poi investita da un carroarmato delle truppe tedesche, vale la pena di essere conosciuta. E la canzone degli vale la pena di essere ascoltata perché è un piccolo capolavoro artistico. Per concludere, infine, è sicuramente d’obbligo un cenno anche a “Matilda”, una delle canzoni più celebri della band. Il tributo al personaggio dell’adolescente Matilda del film del 1994 “Léon” di Luc Besson, interpretato da una giovanissima Natalie Portman, è esplicitato fin dai primi versi del testo, che ritornano come refrain per tutta la durata del brano: this is from Matilda. A dimostrazione del fatto che An awesome wave va ascoltato e riascoltato perché le citazioni artistiche e letterarie non mancano ma non sono neppure immediate, dunque per poter coglierle tutte c’è bisogno di particolare attenzione. “Ci hanno anche definito i nuovi Radiohead – aveva detto qualche anno fa Gus Unger-Hamilton – ma chi ha bisogno di nuovi Radiohead, quando ci sono già i Radiohead?”.

Aurora Pepa


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Una risposta a “∆, ovvero Alt+J, ed il loro album “An awesome wave” (2012)”

  1. Alex dice:

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