26 anni senza Kurt Cobain: un lutto mai elaborato per la Generazione X

“La televisione è la cosa più sinistra del nostro pianeta. Va’ subito a prendere la tua TV e buttala dalla finestra o vendila e compra uno stereo migliore”: lo diceva un Kurt Cobain poco più che ventenne che aveva già compreso, all’inizio degli anni Novanta, la subdola pericolosità di quell’aggeggio per le coscienze delle masse omologate, ma che pure grazie ad MTV divenne la superstar del nuovo grunge. 

Poi l’eccesso ed il decesso, una vita fuori dal normale ed una morte irrisolta intorno alla quale, dopo 26 anni esatti, ancora si aggira il mistero. Il 5 aprile 1994, con un proiettile in testa in una stanza di Seattle, Cobain entrava a far parte del “Club 27”, insieme a Joplin, Hendrix, Morrison e poi successivamente Winehouse. Venne trovato morto nel garage della sua casa negli USA la mattina dell’8 aprile da un elettricista: restano ancora tanti misteri intorno a questa vicenda ed è in piedi l’ipotesi che non si sia trattato di un suicidio, ipotesi avvalorata da precisi fatti che accaddero nei mesi immediatamente precedenti e che videro il leader dei Nirvana coinvolto in almeno un paio di quelli che sua moglie Courtney Love liquidò come tentativi di suicidio ma che lui stesso, invece, affermò essere prove mal riuscite di liberarsi proprio della consorte.

Certo, che Cobain facesse uso di droghe e fosse dipendente soprattutto dall’eroina, era risaputo sia nell’ambiente musicale che non. Nel 1992, quando nacque Frances Bean Cobain, figlia di Kurt e di Courtney, un articolo uscito su Vanity Fair addirittura arrivò ad accusare la madre di aver fatto uso di eroina persino in gravidanza: oltre allo scandalo mediatico che ne seguí, a causa di queste affermazioni i due genitori si videro togliere la custodia della bambina e furono ovviamente costretti a sottoporsi a terapie di disintossicazioni, fino a quando la figlia Frances poté tornare da loro. Ma ciò che lo ha ucciso non è stata la droga, bensì un proiettile. Infatti, accanto al cadavere di Cobain furono ritrovati il fucile a pompa regalatogli da un amico e una lettera indirizzata a Boddah, l’amico immaginario della sua infanzia. 

“ […] Sono troppo sensibile. Ho bisogno di stordirmi per ritrovare quell’entusiasmo che avevo da bambino. Durante gli ultimi tre nostri tour sono riuscito ad apprezzare molto di più le persone che conoscevo personalmente e i fan della nostra musica, ma ancora non riesco a superare la frustrazione, il senso di colpa e l’empatia che ho per tutti. C’è del buono in ognuno di noi e credo di amare troppo la gente, così tanto che mi sento troppo fottutamente triste. Il piccolo triste, sensibile, ingrato, pezzo dell’uomo Gesù! Perché non ti diverti e basta? Non lo so. Ho una moglie divina che trasuda ambizione ed empatia e una figlia che mi ricorda di quando ero come lei, pieno di amore e gioia. (Frances, ndr) bacia tutte le persone che incontra perché tutti sono buoni e nessuno può farle del male. E questo mi terrorizza a tal punto che perdo le mie funzioni vitali. Non posso sopportare l’idea che Frances diventi una miserabile, autodistruttiva rocker come me. Mi è andata bene, molto bene durante questi anni, e ne sono grato, ma è dall’età di sette anni che sono avverso al genere umano. Solo perché a tutti sembra così facile tirare avanti ed essere empatici. Penso sia solo perché io amo e mi rammarico troppo per la gente. Grazie a tutti voi dal fondo del mio bruciante, nauseato stomaco per le vostre lettere e il supporto che mi avete dato negli anni passati. Io sono un bambino incostante, lunatico! Non ho più nessuna emozione, e ricordate, è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente”.

Le ultime parole della lettera sono un evidentissimo richiamo alla canzone di Neil Young del 1979 My my, hey hey, di cui vengono citati proprio due versi: It’s better to burn out/Than to fade away. Un’esistenza inimitabile diventata modello per tanti adolescenti nati tra i ‘Cinquanta e i ‘Settanta, quella di Cobain, una guida quasi spirituale per quella che è passata alla storia come la Generazione X, una personalità artistica complessa e problematica che è riuscita ad affascinare anche quelli degli anni Novanta come me: sfido a trovare tra i miei coetanei qualcuno che non conservi ancora il cd graffiato e rigorosamente masterizzato con la scritta sul davanti in Uniposca nero “Nirvana – In Utero”.

Aurora Pepa

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