“Del suo veloce volo” e “La cura”, quando Battiato duettò a Verona con Antony and the Johnsons

Franco Battiato ed Antony and the Johnsons, Del suo veloce volo,
live dall’Arena di Verona (2013)

La genesi è in Frankestein, meraviglioso brano contenuto nell’EP Hope there’s someone, pubblicato nel 2005 dalla band statunitense Antony and the Johnsons. Il miracolo artistico si realizza quando, tra anni dopo, Franco Battiato inserisce nell’album Fleurs 2 (2008) la canzone Del suo veloce volo, riadattamento italiano di Frankestein e risultato del prodigioso incontro tra il Maestro e Anohi, leader del gruppo Antony and the Johnsons.
Una gemma tra le gemme, con un testo emozionante che trasuda di un’amara nostalgia, mista alla dolcezza della melodia, nel ricordare qualcuno che non c’è più. E chissà dove sarai amico/Ripensandoti ti rivedo in me/La visione che avevi dell’amore/La tua ironia, e chissà dove sarai/Spesso da ragazzi passavamo insieme sere inutili/E fu in un giorno di festa, per gioco/Lo so, io lo so, lessi nella tua mano, vidi sulla mano/La tua fine. Quello di Del tuo veloce volo è un Battiato maturo, sia anagraficamente che artisticamente, e ciò è dimostrato dalla modalità con cui sceglie di riadattare Frankestein, apportando modifiche oltre che al significante, anche al significato. E così oggi, dalla mia memoria/Scelgo il meglio della vita/E del suo veloce volo/Che finisce, come sempre accade, troppo presto.

Il titolo della canzone ha anche poi dato il nome all’album, uscito nel 2013, registrato interamente live in occasione del concerto tenutosi nel settembre dello stesso anno all’Arena di Verona, che ha visto proprio la partecipazione di Battiato e di Antony and the Johnsons, con la presenza di Alice in veste di ospite speciale. Un concerto durante il quale i due artisti hanno riproposto i brani più belli dei loro repertori, accompagnati dai quasi cinquanta elementi dell’Orchestra Filarmonica Arturo Toscanini.

Franco Battiato ed Antony and the Johnsons, La cura,
(album Del suo veloce volo, 2013)

Immancabile, nella scaletta del concerto del 2013 all’Arena di Verona, la performance de La cura, il capolavoro del 1996 che reca le firme di Battiato e del poeta e filosofo siciliano Manlio Sgalambro. Spentosi nel 2014 all’età di novanta anni, nel corso della sua fortunata carriera Sgalambro ha collaborato come coautore alla scrittura di numerosi altri testi (Il vuoto, Tutto l’universo obbedisce all’amore ed Inneres Auge, solo per citarne alcuni). La cura è una meravigliosa dedica d’amore attraverso il potere terapeutico della musica e della poesia, quasi ad assegnare alle note una specie di efficacia taumaturgica. Ciò che capitò, in un certo senso, a Battiato stesso: “è una di quelle canzoni che è arrivata come da una cellula superiore. È arrivata come una piccola luce a toccarmi […] è stata vera ispirazione”, aveva raccontato in una intervista quanto gli chiesero come nacque La cura. Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie/dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via/dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo/dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai/Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore/dalle ossessioni delle tue manie/Supererò le correnti gravitazionali/lo spazio e la luce per non farti invecchiare/E guarirai da tutte le malattie/Perché sei un essere speciale/Ed io, avrò cura di te.

Aurora Pepa

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