Il ritorno inatteso di Bob Dylan, con il racconto dell’assassinio del presidente Kennedy

Dobbiamo ammetterlo: ne sentivamo la mancanza, ma d’improvviso finalmente è tornato. Con un brano di quasi 17 minuti intitolato Murder most foul, Bob Dylan riappare, inaspettato, nel panorama musicale mondiale dopo otto anni di stop (era del 2012, infatti, l’ultimo suo album di inediti). Il menestrello del rock, come viene soprannominato Dylan, ha fatto uscire alla mezzanotte dello scorso 27 marzo un singolo con cui racconta del tragico evento che avvenne il 22 novembre 1963 a Dallas, in Texas, quando fu assassinato l’allora presidente degli Stati Uniti d’America John Fitzgerald Kennedy. Un avvenimento destinato a cambiare per sempre la storia americana. Il pezzo contiene tantissimi riferimenti alla cultura pop, soprattutto musicale, degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta: Etta James, Marilyn Monroe e Beatles, solo per citare i nomi più famosi ed immediatamente riconoscibili, ma anche le canzoni “One night of sin”, “All that Jazz”, “Another one bites the Dust” e “Please don’t let me be misunderstood”.

E se vi sembra di provare una certa familiarità nei confronti del titolo che Dylan ha scelto per la sua canzone, avete ragione. Murder most foul è infatti una citazione dall’Amleto di William Shakespeare (atto I, scena V): “Murder most foul, as in the best it is. But this most foul, strange and unnatural. His most horrible murder. Murder’s always horrible, but this one was especially horrible, weird, and unnatural” (trad. “L’assassinio più atroce, come nel migliore dei casi. Ma questo è assai il più atroce, strano ed innaturale. Il suo assassinio più orribile. Un omicidio è sempre orribile, ma questo è stato particolarmente orribile, strano ed innaturale”). Nel 1964 la frase “murder most foul” verrà poi utilizzata come titolo del film giallo diretto da George Pollock, tratto a sua volta dal romanzo Mrs. McGinty’s Dead di Agatha Christie.

Viene da chiedersi perché Dylan abbia scelto un momento storico come quello che stiamo vivendo per uscire con il suo nuovo singolo e cosa voglia realmente comunicare. Perché c’è da scommettere di certo che a 79 anni, con una carriera artistica come la sua, il cantautore, poeta e compositore statunitense premio Oscar nel 2001 per la canzone Things have changed, colonna sonora del film “Wonder boys” e premio Nobel per la letteratura nel 2016, non abbia solo voluto raccontare la storia della morte di F.J.Kennedy. Il messaggio subliminale è sicuramente un altro e più attuale. Ed infatti, accanto alla foto della copertina del singolo, lanciato sul sito ufficiale di Dylan, c’è un suo pensiero personale rivolto al pubblico: “saluti ai miei fans e seguaci con gratitudine per il loro supporto e la loro fedeltà negli anni. Questa è una canzone inedita che abbiamo registrato un po’ di tempo fa e che potreste trovare interessante. Rimanete al sicuro, siate in guardia e che Dio sia con voi”. Dobbiamo ammetterlo: ne sentivamo la mancanza.

Aurora Pepa


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