La prima edizione straordinaria del concertone. Speriamo anche l’ultima.

È stato il concertone più bello degli ultimi anni. Certo, non si è trattato di un concertone vero e proprio, bensí di un concertino, o meglio ancora di tanti concertini messi insieme … e va bene, è stato qualcosa di diverso, di straordinario, ma ci è piaciuto. È cambiata la location: la storica piazza San Giovanni era deserta e ammettiamo che ha fatto un certo effetto vederla così e ricordarla come era nello stesso giorno di un anno fa. A tenere il timone della serata da un palco indoor, una solitaria Ambra Angiolini composta, talmente sobria da sembrare a tratti funerea. Si consideri per esempio il suo look, in total black e decisamente rappresentativo di una inversione di rotta rispetto alle t-shirt a strisce colorate indossate nelle edizioni passate. Ma anche in questo, se non altro, coerente con quanto da lei stessa detto fin dall’inizio della manifestazione: non si stava festeggiando niente e quella andata in onda non doveva essere una prova generale per dimostrare che è possibile fare musica anche secondo questa formula. No: la musica, l’arte e la cultura hanno bisogno di contatto umano, di persone da toccare e di voci da ascoltare da vicino. C’erano gli artisti, ieri sera, ma non c’era il pubblico, mancava il palco ed erano assenti tutti i tecnici e gli operatori dello spettacolo che lavorano dietro le quinte per garantire la riuscita di certi eventi di portata nazionale.

Non è stato un concertone, no. Alcuni hanno scritto che più che altro si è trattato di un meadley di unplugged e forse, in un certo senso, è vero. Ma il risultato è stato ben al di sopra delle aspettative. Alcune esibizioni rimarranno indimenticabili, per il momento storico in cui si sono svolte e per l’intensità che da esse trapelava. Di altre, francamente, avremmo fatto anche a meno. Ad esempio succede che un Niccolò Fabi come sempre sublime proponga due delle versioni più intense mai suonate di “Una buona idea” e “Costruire”. E allora non si può fare a meno di rimanere in silenzio lí davanti, ad ascoltarlo con immensa ammirazione e la pelle d’oca, e pensare che nella parabola vertiginosamente discendete che ha portato da Fabi a uno come Fasma qualcosa è andato di certo storto.

E poi loro, i ragazzi de Lo Stato Sociale, che hanno anche proposto un commovente omaggio a Mirko Bertuccioli, il fondatore de I Camillas, recentemente scomparso, in una Piazza Maggiore bolognese deserta in cui riecheggiavano le note di “Una vita in vacanza” riarrangiate con malinconia. Qualcuno, sui social, non ha perso occasione per criticare la performance, affermando di preferire la versione originale decisamente più allegra e vivace. “Quando abbiamo scritto questa canzone ci aspettavamo qualcosa di diverso da così”, ha detto Lodo Guenzi all’inizio del brano. Io credo che questa versione sia stata vera da far male, perché ha raccontato una storia non immaginata e le scene del videoclip lo testimoniavano. Non c’era nulla da festeggiare il 1 maggio 2020 e Lo Stato Sociale è riuscito a rappresentare al meglio la realtà che stiamo vivendo in questi mesi. Polizia, mascherine, una vecchia meno vecchia dell’originale che balla, distanziamento sociale, il deserto intorno. Chi critica la performance di Lodo e compagni, è perché ancora fa fatica ad accettare il fatto che, metaforicamente parlando, ormai non siamo più in vacanza da un pezzo.

E che dire, poi, di Gianna Nannini? La sua voce accompagnata dal pianoforte sulla terrazza Martini, proprio davanti al Duomo, e dalle immagini di una Milano bloccata, silente e vuota, è stata di una potenza indescrivibile. Insomma, nel complesso molti degli artisti che si sono esibiti per il 1 maggio – complice, va detto, anche il fatto di non essere in diretta ma di aver registrato e postprodotto le performances – hanno colpito nel segno. Si farebbe prima ad elencare alcune insignificanti presenze che nulla hanno aggiunto – ma forse qualcosa hanno tolto – allo spettacolo. Aprire l’evento, ad esempio, con Vasco Rossi, il grande atteso, e mandare in onda prima un videomessaggio di saluto da lui registrato con il cellulare e poi un paio di minuti scarsi di immagini di repertorio prese da passati concerti, è stata una occasione sprecata. Si sa che i grandi artisti, soprattutto quelli che hanno accumulato decenni di onoratissime carriere, a volte sono molto parchi e si esibiscono con manifesta reticenza, ma l’aver annunciato Blasco come uno dei grandi ospiti del concertone può essere a posteriori considerato uno specchietto per allodole ideato ad hoc dalla regia dell’evento.

Nel complesso, comunque, si è trattata di una edizione ben riuscita, anche grazie a performances originali (il duo Savino-Bugo ha sorpreso piacevolmente tutti), toccanti (magnifica Tosca nella versione dolcissima e nostalgica di “Bella ciao”) ed emozionanti (che dire de “La canzone che se ne va” di Zucchero?). Con tanti pregi e qualche difetto, si archivia così la prima edizione straordinaria nella storia dei concertoni del 1 maggio. Speriamo la prima e anche l’ultima. 

Aurora Pepa

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