Smartworking sí, ma agli operatori dello spettacolo adesso chi pensa?

C’è voluto l’intervento di Tiziano Ferro in prima serata sulla Rai per accendere i riflettori su un problema di cui nessuno, o almeno così pare, si era interessato fino a ieri. Il lockdown che da più di un mese sta letteralmente bloccando l’Italia ha messo in ginocchio filiere produttive e categorie di professionisti, tra cui quella degli artisti e di tutti coloro che hanno a che fare con il mondo delle arti e dello spettacolo. E se verrebbe facile pensare immediatamente ai grandi nomi della musica, per esempio, che si sono trovati costretti ad annullare interi tour, di certo non tutti considerano i lavoratori del “dietro le quinte”, che non percepiscono cachet da capogiro ma, lavorando faticosamente fuori dalla scena, rendono possibile la realizzazione dello show. Perché se è vero che per un Vasco o un Ligabue stare chiusi in casa durante la quarantena non dovrebbe rappresentare un problema almeno dal punto di vista economico, questo stesso discorso di sicuro potrebbe non valere per un tecnico del suono o delle luci, o per uno scenografo, o per un costumista. E l’Italia è piena di gente che lavora nei teatri e nelle piazze per le rappresentazioni artistiche e gli spettacoli musicali, nella stragrande maggioranza dei casi partite Iva con contratti a chiamata o a tempo determinato.

L’Italia, “un popolo di poeti di artisti di eroi / di santi di pensatori di scienziati / di navigatori di trasmigratori”, ora è rimasta senza arte, ma nessuno ne parla. Pensate alle guide turistiche, al personale di sala dei teatri, alle compagnie di attori e di ballerini, ai musicisti. Pensate ai registi, agli sceneggiatori, ai coreografi, ai cantanti. Pensate ai fonici, agli addetti stampa per le stagioni di prosa, agli elettricisti teatrali, agli uffici per la comunicazione. Provate a spiegarlo a loro, sí, proprio a loro, che l’alternativa è lo smartworking e che tutto sarà fermo per non si sa ancora quanto tempo. Immaginate di dover convincere attori, musicisti e ballerini che “andrà tutto bene” e che in fondo potrebbero sfruttare la potenza del web per farsi conoscere. Certo, farsi conoscere… Magari esibendosi con la chitarra nei flashmob sui balconi. Poi, come portare lo stipendio a casa e dare da mangiare ai figli è un altro discorso.

Ma dopotutto, noi siamo quelli che considerano l’arte e lo spettacolo settori così immateriali ed inutili da far fatica a pensare che ci sia gente che invece grazie ad essi può vivere dignitosamente. E allora certo che, in momenti di crisi come quella che stiamo vivendo, queste categorie vengono ignorate: è la naturale conseguenza. Ci è voluto Tiziano Ferro, dicevamo. Ebbene sì, dimostrandosi ancora una volta – dopo aver devoluto in beneficienza il cachet a cinque zeri per le sue partecipazioni a tutte le serate dello scorso Festival di Sanremo – un artista con la A maiuscola. “Ho bisogno di chiedere che si faccia chiarezza, che il governo ci dia delle risposte e anche si esponga e prenda una posizione per noi – ha detto a Fabio Fazio, in collegamento per Che Tempo Che Fa –  perché in queste settimane il mondo della musica ha veramente fatto vedere di cosa è capace, abbiamo raccolto 8 milioni di euro con “Musica che unisce”, ma  anche noi adesso ci meritiamo un minimo di attenzione e riconoscimento, come tutti gli ambienti lavorativi”. È importante però ora che la figura del messaggero non sovrasti il contenuto del messaggio, rischiando così di farlo sparire di nuovo. Bravo Ferro, che ha utilizzato la sua potenza mediatica per farsi portavoce dei lavoratori della sua categoria che una voce così potente non ce l’hanno. Ora però tocca allo Stato: occorre dunque che si occupi concretamente anche degli operatori del settore delle arti, musica e spettacolo, tutelando specificatamente quei lavoratori – e ne sono centinaia di migliaia – che rappresentano una categoria di vitale importanza per il nostro Paese, soprattutto in vista di una ripartenza che potrebbe proprio riscoprire nei teatri un elemento chiave per la promozione della nostra cultura artistica. 

Aurora Pepa

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