“Tracy Chapman” (1988): così la ragazza di strada divenne una star

Un disco bellissimo, che mescola sapori folk a richiami rock ed in cui poesia, messaggio civile e riferimenti politici convivono alla perfezione. Non sembrerebbe nemmeno un album d’esordio, questo, perché le 11 tracce in esso contenuto sono musicalmente così mature tanto da avergli permesso l’ingresso, a ben metà classifica, nella lista dei 500 migliori dischi di sempre stilata da Rolling Stone. Tracy Chapman, cantautrice statunitense nata a Cleveland nel ‘64, scelse come titolo per il suo primo disco semplicemente “Tracy Chapman”. Una scelta che le portò di certo fortuna e che fin da subito le valse il titolo di una delle più grandi musiciste e cantanti afroamericane in circolazione, in grado di suonare una quantità svariata di strumenti e di passare dal blues al folk, dal rock al pop con una facilità impressionante. L’album uscì nel 1988 e fin da subito registrò un enorme successo di pubblico: ne furono vendute oltre 20 milioni di copie. Merito delle sonorità dolci unite a testi dal contenuto profondo, probabilmente.

Tracy Chapman e Luciano Pavarotti, Baby can I hold you

L’infanzia di Tracy Chapman non fu facile e, prima di raggiungere il successo mondiale, fece tanta gavetta cantando per strada e nei locali dei sobborghi: inevitabile, dunque, che anche le sue canzoni parlassero di storie difficili, di emarginati e di povertà. Il messaggio politico della Chapman, sempre negli anni Ottanta, si concretizzò poi nella sua scelta di partecipare ad eventi benefici  ed attività a sostegno delle popolazioni più in difficoltà. Innumerevoli i riconoscimenti che vennero assegnati all’album: 4 dischi d’oro, una dozzina di dischi di platino e un disco di diamante. Ancora oggi continua ad essere ascoltato in tutto il mondo.

Tracy Chapman, Fast car

PERCHÉ ASCOLTARE QUESTO ALBUM? Perché Talkin’ bout a revolution è una delle canzoni impegnate più belle che siano mai state scritte. Un po’ sussurrato, un po’ parlato, questo brano procede in un crescendo di potenza direttamente proporzionale al messaggio civile che vuole lanciare. E alla fine la voce e la chitarra della Chapman esplodono in giro di accordi che tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo ascoltato. While they’re standing in the welfare lines (mentre fanno la coda per il sussidio)/Crying at the doorsteps of those armies of salvation (piangendo alla porta di quegli eserciti della salvezza)/Wasting time in unemployment lines (perdendo tempo in coda agli uffici di collocamento)/Sitting around waiting for a promotion (restando seduti in attesa di una promozione)/Poor people are gonna rise up (i poveri insorgeranno)/And get their share (e si prenderanno la loro parte). Ma certamente ben più famoso è il singolo Fast car, brano che entrò nella TOP10 del Regno Unito e nella TOP5 statunitense. La storia raccontata è quella di una donna che, dopo aver trascorso un’infanzia difficile dovuta all’abbandono da parte della madre e ad padre povero ed alcolizzato, si ritrova a vivere accanto ad un uomo disoccupato che inizia a bere. Tracy Chapman cerca di cantare una vicenda comune a molte famiglie di quegli anni e soprattutto degli Stati Uniti d’America. Prendere la macchina e guidare veloce verso un’altra meta significa per i protagonisti della storia tentare di cambiare la loro vita, sperando in un futuro migliore che rappresenti una forma di riscatto dall’emarginazione sociale che sono costretti a subire. Ancora più nostalgica e decisamente più sentimentale è Baby can I hold you, indimenticabile ballata folk della Chapman che nel 2001 venne addirittura registrata in una nuova versione in duetto con Luciano Pavarotti per il progetto “Pavarotti and Friends for Cambogia and Tibet”. Il brano, oltre alla fama raggiunta negli Stati Uniti d’America, entrò nelle classifiche di Svizzera, Francia, Austria, Paesi Bassi, Svezia, Belgio, Nuova Zelanda, Finlandia e Regni Unito, dove si posizionò addirittura al secondo posto. 

Aurora Pepa

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